La fiera dei miliardari nella capitale malata

Mosca. 23 ottobre 2005

Mosca Venerdì, le nove di sera. Siamo seduti in quattro dentro una Bmw ultimo modello: io, un amico italiano che lavora qui da anni, un suo conoscente russo che ci ha invitati a cena, e al volante l’ autista del russo. Abbiamo lasciato il mio albergo sulla Tverskaya quasi un’ ora fa diretti all’ Arbat, sì e no quattro chilometri in linea d’ aria, e siamo ancora intrappolati nel traffico.

Il traffico di Mosca è ormai l’ inferno in terra. I moscoviti lo chiamano “probka”, che significa sughero, immagino per dare l’ idea dell’ imbottigliamento. Procediamo infatti molto più lenti che a passo d’ uomo, in un continuo strombettìo di clacson, e guai ad aprire il finestrino: l’ aria che entra è puzzolente, irrespirabile. Mattina, pomeriggio e sera è sempre così. Sempre “probka”, sempre smog. Fiumi d’ automobili, quasi tutte grandi automobili straniere, e moltissime di lusso o di gran lusso. Davanti alla nostra auto c’ è stasera una Rolls Royce bianco latte, alta come un grosso furgone, sulla sinistra arranca una Porsche Carrera. E infatti tra i tanti che a Mosca stanno facendo affari d’ oro ci sono gli agenti delle grandi case automobilistiche europee. Di Bentley, per esempio, quest’ anno ne sono state già vendute 260 a 230mila euro l’ una. E il nostro ospite russo racconta: «Il rappresentante della Porsche ci diceva l’ altra sera che è come un tempo con i principi sauditi. Quelli che vanno da lui a comprare un’ automobile, non si soffermano neppure per un attimo sul prezzo: il tempo di guardare, scegliere, e già hanno in mano il libretto degli assegni~».

Il russo è proprietario d’ una delle maggiori aziende di pubblicità della capitale. Molti dei giganteschi pannelli che stiamo a poco a poco fiancheggiando nelle strade sfavillanti di luci – cosmetici, elettronica, abbigliamento, birra – sono usciti dai suoi studi. Com’ è ovvio, dell’ ondata di prosperità che ha investito Mosca non si lamenta. Ma viaggia molto, ha una casa a Vienna, e questo lo porta a guardare le cose con occhio critico. Così, mentre procediamo lentissimi nel traffico, mi indica tre o quattro degli orribili palazzi d’ appartamenti che stanno spuntando come funghi nel centro di Mosca. «Vede?», dice il pubblicitario: «è come se i nostri architetti lavorassero ubriachi: non c’ è una linea riconoscibile, una decorazione accettabile, l’ ombra d’ un gusto. Noi lo chiamiamo “realismo capitalista”. Ma Mosca è strapiena di danaro, e nel momento in cui s’ avvia la costruzione d’ uno di questi palazzi di lusso (garage sotterraneo, palestra, portieri notturni), tutti gli appartamenti sono già venduti in partenza ad almeno novemila euro il metro quadrato~». Una brusca frenata dell’ autista, una pausa, poi il nostro ospite conclude: «D’ altronde, parlare di gusto in Russia non ha senso. I settant’ anni del comunismo hanno cancellato, incenerito il senso estetico dei russi~».
Un inizio secolo da ricordare Tutto vero. Eppure i russi ricorderanno questo inizio di secolo, gli anni di Putin.

Il mare di soldi che si riversa in Russia col petrolio oltre i 60 dollari, le riserve della Banca Centrale vicine a 160 miliardi di dollari, altri 50 miliardi accumulati in un “fondo di stabilizzazione” per il giorno che i prezzi del petrolio dovessero calare. Durerà? Forse sì, forse no. Il quadro russo (con 25 milioni di persone sotto la linea di povertà, e 40 in case senza acqua corrente che vanno ad attingere l’ acqua nel laghetto più vicino) è ancora troppo vacillante per consentire previsioni attendibili. Ma per ora Mosca è una specie d’ Eldorado. Uno sviluppo urbanistico impetuoso, i grattacieli costruiti a tempo di record (uno dei quali, il Triumph, è l’ edificio più alto d’ Europa), tre milioni d’ automobili in una città dove cinque anni fa ce n’ erano appena 700mila. Venti nuovi ristoranti inaugurati ogni mese (due o tre dei quali sfarzosi, con toilettes arredate di marmi, cristalli e rubinetterie dorate), i negozi del centro aperti sino alle dieci, le undici di sera. In nessuna parte del mondo mai s’ era mai visto nascere delle grandi ricchezze in così poco tempo. Non nell’ Ottocento dei “baron robbers” in America, e neppure sullo sfondo della prodigiosa crescita cinese. Secondo la rivista Forbes, specialista in questo tipo di calcoli, a Mosca ci sono infatti 33 miliardari in dollari, più che in qualsiasi altra metropoli dell’ Est o dell’ Ovest. E i milionari sono molte migliaia. Tutti contraddistinti da un tratto che li rende diversi dai ricchi del resto del mondo, e da ogni borghesia in formazione: l’ impulso alla spesa. Una febbre, una frenesia dello spendere. Tanto che una grossa finanziaria internazionale come la Merril Lynch, ne parla diffusamente in un suo rapporto del mese scorso: i russi ricchi sembrano “unwilling to save”, senza la minima voglia di risparmiare. Certo, i ricchissimi non riescono a spendere tutto quel che hanno accumulato. Trasferiscono i loro capitali all’ estero (oltre 30 miliardi di dollari l’ anno scorso), comprano palazzi a Londra e ville sul lago Lemano. Ma i nuovi milionari gareggiano gli uni con gli altri nella corsa ai consumi di lusso, investono in un modo di vivere: i sigari più cari, gli orologi di platino, le Bentley e Maserati, le vacanze a Saint Moritz o a Montecarlo. «Un po’ come bambini che non hanno mai avuto un giocattolo», mi diceva ieri un sociologo intelligente, Gheorghij Satarov, «e un giorno vengono fatti entrare in uno stanzone colmo d’ ogni tipo di giocattoli. Vorrebbero prenderli tutti, non lasciarne neppure uno~». Quando finalmente arriviamo al ristorante, do un’ occhiata intorno. Stranieri ne vedo pochi, due o tre tavoli in tutto, il resto sono russi. E il perché lo capisco guardando la carta: i prezzi sono piuttosto alti, anche se non quelli dei quattro o cinque ristoranti più costosi della capitale. Quando l’ avevo visto un paio di giorni fa, il più autorevole gastronomo moscovita, Serghieij Cernov, me l’ aveva preannunciato. «Gli stranieri stanno diventando rari, nei ristoranti alla moda. Per loro, tolta la trentina di dirigenti delle compagnie petrolifere internazionali che operano in Russia, sono ormai troppo cari. Solo i russi, infatti, spendono senza alcun rammarico 200 euro a pasto». Ma al tavolo di fianco al nostro, mi fanno notare i miei due commensali, si sta spendendo forse più di 200 euro a persona. Al tavolo sono seduti un uomo e tre donne. L’ uomo è robusto, pletorico, con una camiciola a maniche corte. Le donne sono maltruccate e malvestite, i gesti eccitati, la sigaretta sempre accesa. Stanno spendendo molto, perché da quando siamo arrivati hanno bevuto due bottiglie d’ un famoso vino rosso italiano, e col dolce, più tardi, ordineranno la terza. Il mio amico si fa dare la lista dei vini, scorre i prezzi: quelle bottiglie costano 270 euro l’ una. Miliardari, milionari? «No, non credo», risponde il pubblicitario: «Direi piuttosto che l’ uomo è un funzionario provinciale o regionale, e il gruppo si trova a Mosca in gita. Di stipendio ufficiale, l’ uomo non avrà più di 5-600 euro al mese. Ma i suoi introiti possono essere molto alti. E sto parlando, si capisce, d’ introiti illeciti~». Nel suo ufficio all’ Indem, il centro di ricerche sociologiche che dirige, Gheorghij Satarov m’ aveva illustrato le dimensioni mostruose, la crescita irrefrenabile della corruzione in Russia. Una sua inchiesta pubblicata due mesi fa (rimasta senza alcuna smentita da parte del governo e pressoché ignorata dai maggiori organi d’ informazione, che sono sotto tutela del Cremlino) sostiene infatti che nel corso del 2004 sono illecitamente passati di mano 310 miliardi di dollari. Dieci volte di più che nel 2000, l’ anno dell’ insediamento di Putin. Questa cifra impressionante comprende ogni tipo e misura di concussione: dalle poche migliaia di rubli pagati per tacitare la polizia stradale nel caso d’ una infrazione, alle tangenti da 100-120mila dollari che un’ impresa straniera deve versare agli alti funzionari della burocrazia statale o regionale per ottenere una concessione, una licenza, i diritti su un terreno edificabile. In mezzo ci sono poi le tangenti richieste ai piccoli-medi imprenditori russi, e una miriade di esazioni illecite imposte quotidianamente ad ogni angolo del paese. I 2-3.000 dollari che i funzionari degli organi di controllo (sanità, vigili del fuoco, polizia fiscale) estorcono con la minaccia d’ una denuncia a commercianti, costruttori edili, ristoratori eccetera, i 6-700 dollari che servono a corrompere i medici d’ un ospedale per ottenere un ricovero, i medici militari per esentare un giovane dagli obblighi di leva, gli insegnanti per facilitare una promozione. Nelle classifiche internazionali sui paesi più corrotti, la Russia figura infatti a fianco del Niger, della Sierra Leone e dell’ Albania. E questo nell’ indifferenza non solo dell’ uomo della strada, ma anche di quella borghesia in formazione, il settore più moderno e intraprendente oggi sulla scena, ancora incapace di darsi i lineamenti e il minimo di rigore d’ una società civile. «Il fatto è che la Russia», conclude Satarov, «è così abituata alla corruzione degli apparati burocratici, che la gente non si rende conto dell’ effetto disastroso che essa produce sull’ economia. Tanto è vero che quando i nostri sondaggisti domandano quali siano i problemi più gravi del paese, la corruzione figura al nono o decimo posto. Mai più avanti».

Alla sorgente del lusso è dunque questa la sorgente d’ una gran parte del tumultuoso fiume di danaro che scorre ogni giorno a Mosca, e si configura nei ristoranti, per esempio, in forma di bottiglie di vino da 270 euro ciascuna, o sulle spiagge italiane, spagnole e francesi con falangi di piccoli burocrati delle amministrazioni locali e statali i cui stipendi non permetterebbero neppure un fine settimana a Pietroburgo. Introiti illeciti, dunque, i frutti d’ una corruzione che pervade l’ intero corpo sociale in ogni angolo del paese. E contro la quale il potere politico non riesce a reagire, o non ha interesse a farlo. Di quando in quando Putin tuona contro la burocrazia corrotta, e nel 2002 aveva addirittura varato una commissione ad hoc. Ma inchieste e processi esemplari non se ne sono ancora visti, e quanto alla commissione mi dicono che si sia distinta solo per la profondità del suo letargo. Resta da domandarsi quali siano i motivi che spingono i russi ricchi all’ ostentazione continua, come ossessiva, dei loro soldi. Ai modi sfrontati, al limite dell’ inverecondia, con cui li spendono. E qui la risposta è complessa. C’ è un carattere nazionale, la tendenza alla dissipazione di aristocratici, borghesi e contadini così com’ è descritta in tanta letteratura russa. Impossibile dimenticare, infatti, che la prodigalità dell’ aristocrazia russa (i Dolgorukin, gli Stroganov, i Demidov, gli Sheremetvo) sbalordì tra Ottocento e primissimo Novecento le altre aristocrazie europee. E poi ci sono i traumi. Unici nella storia, i russi hanno visto dissolversi in un solo secolo due imperi, quello zarista e quello sovietico. E le generazioni di cui stiamo parlando, gli arricchiti d’ età tra i quaranta e i cinquanta, hanno conosciuto lo sbandamento ideologico e morale prodotto dal crollo della superpotenza comunista. Così, il ricordo della vita di privazioni, di semi-miseria condotta sino a quindici anni fa, mischiato all’ improvvisa ricchezza dell’ oggi, si traduce in un sentimento di precarietà, in un timore del futuro, che li porta, come dice Satarov, a riempirsi le braccia di giocattoli. Purtroppo non l’ ho vista, perché l’ avevano chiusa un paio di giorni prima del mio arrivo a Mosca. Ma alla fine di settembre, racconta il pubblicitario russo mentre pranziamo, s’ era aperta una Fiera dei milionari in cui si sono accalcate per quattro giorni folle enormi. Non tutti erano lì per acquistare, beninteso: la maggior parte c’ era andata soltanto per vedere le Bentley e le Rolls Royce, le Ferrari, le Maserati, le Porsche e le Lamborghini. E oltre alle automobili, i diamanti, le pellicce, gli elicotteri e le foto delle isole in vendita. «Ci sono rimasto un’ ora», dice il russo, «con un leggero senso di nausea. Tutto era davvero incredibile. Comprare una Lamborghini in un paese che ha poche strade su cui si possa guidarla, e guidarla solo pochi mesi perché poi le strade si coprono di neve, è assurdo. Un’ idiozia. Ma c’ era anche di peggio. Vari completi, da donna e da uomo, fatti con banconote da 500 rubli cuciti insieme. Se qualcuno li abbia comprati, non lo so. Ma basta pensare che gli organizzatori della fiera abbiano avuto l’ idea di esporli, per cogliere la volgarità dell’ iniziativa e di tutti quelli che l’ hanno apprezzata». Questa è la “slivki obshchestva”, la migliore società, nella Russia d’ oggi. E a volte mi tornano alla memoria le riviste per famiglia dell’ era sovietica, che sfogliavo sempre per vederne le fotografie. Rabotnitsa, la donna che lavora, oppure Krestyanka, la contadina. Inutile dirlo, lo squallore di quelle riviste era tale da stupire e intristire chi giungeva da Occidente. Ma è vero che neanche la Fiera dei miliardari dà allegria.

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