La Russia abbandona il protocollo di Kyoto

La Russia ha rifiutato di approvare i limiti sulle misure anti inquinamento – nell’ambito del protocollo di Kyoto – alla Conferenza sui cambiamenti climatici tenuta dell’ONU a Doha.

Il secondo periodo del trattato delle Nazioni Unite inizierà nel 2015, ma le restrizioni per le imprese russe sui mercati del carbone entreranno in vigore al massimo il prossimo anno, ha riferito Bloomberg.
Firmato nel 1997, il protocollo prevede che tutti i paesi partecipanti riducano le loro emissioni per un determinato limite e permette di vendere le unità non utilizzate chiamate AAU (Assigned Amount Units).
I maggiori produttori mondiali di gas a effetto serra, la Cina e l’India, non sono mai entrati nel trattato, e gli Stati Uniti non l’hanno mai ratificato.

“Aria calda” conveniente

Il primo periodo del trattato scade nel 2012, e nel corso degli ultimi anni la Russia, l’Ucraina e membri dell’Europa dell’est vendevano la “quota in eccesso di carbone” (AAU) sul mercato.
L’attuale limite obbliga la Russia a mantenere le emissioni al livello del 1990, ma a causa del calo generale della produzione industriale, le emissioni si erano ridotte del 38 per cento al di sotto di questo livello già nel 2000. Nel 2010, sono invece aumentate del quattro per cento.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha stimato che le imprese russe hanno potuto guadagnare circa 30 miliardi di euro nel vendere la loro “aria calda”, come viene soprannominato da Greenpeace la quota di avanzo di AAU.

Altre stime, tuttavia, sono stati molto inferiori, Vedmosti ha segnalato che questa quota potrbbe valere solamente $ 600 milioni, secondo Vsevolod Gavrilov, capo del dipartimento di Sberbank per il risparmio energetico e progetti di gestione ambientale.
Il prezzo per AAU è diminuito dell’88% nel 2012, a causa della diminuzione della produzione industriale in Europa, colpita da una forte crisi economica.

fonte: tradotto e riadattato da moscownews.ru

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